IL CAPITANO DEL FARO E LA DONNA DEL MARE (RACCONTO)

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Camminava sulla battigia , i piedi nudi nella sabbia, come era fresca quella sensazione, sembrava liberare tutte le energie del suo corpo e svuotare la testa. Le onde si infrangevano delicatamente su di lei, accarezzavano la sabbia e si ritraevano , il profumo intenso delle alghe le inebriava i pensieri e guardava l’orizzonte perdendosi con lo sguardo nell’immensità di quel blu. Non aveva un nome quella donna, camminava e si chiedeva chi fosse e le piaceva chiamarsi “la donna del mare”

Un giorno, immersa nei suoi pensieri, camminava come sempre sulla sabbia, la testa lievemente abbassata, il vento che le scompigliava i capelli biondi e le faceva luccicare maggiormente gli occhi azzurri. Vide in lontananza un faro. Era la prima cosa che vedeva chi sa da quanto tempo. Come era  bello quel faro, si scagliava verso l’alto, candido nella sua maestosità, l’orologio sul davanti segnava le ore e sembrava scandire il silenzio del tempo, e in cima la luce che continuava a lampeggiare, luce di pace  per tanti naviganti .

Seduto sui gradini, c’era un uomo,bella la sua presenza, vestito da capitano, casacca blu e pantaloni bianchi, un cappello blu gli copriva gli occhi con la visiera,   guardava il mare. “ Forse è il capitano del faro” , pensò lei,   chi sa  quante storie sapeva raccontare, storie vissute, storie di navi, di marinai, di gente che ama il mare. Chi sa quante ore passava a scrutare l’orizzonte e ad  aspettare

Lui, come chiamato da una antica voce,  la guardò;  lei, passandogli vicino, alzò lo sguardo verso di lui. Lui la guardò ancora. Lei continuò a camminare poi, improvvisamente, si girò, ritornò sui suoi passi e si sedette sui gradini del faro, vicino a lui. Gli disse che veniva da lontano e cercava un po’ di pace. Le vicissitudini della vita la portavano spesse volte lontano, in un mondo turbolento e lei invece cercava solo un po’ di serenità. Il  capitano del faro rimaneva in silenzio ad ascoltare. Non le chiese nulla nemmeno il suo nome, forse non glielo avrebbe mai detto. E anche lui senza saperlo la chiamò la Donna del mare: dal mare era arrivata ed era così bella, così dolce .

Lei lo guardò attentamente e notò che c’era qualche piccola ruga sulla sua fronte, forse erano i dispiaceri che aveva provato.  Aveva degli occhi stupendi e guardandoli era come leggere il romanzo della sua vita.  Anche lui la guardava e sembrava perdersi con lo sguardo nei suoi occhi azzurri, occhi che in silenzio gli parlavano e gli chiedevano aiuto.

Si guardarono a lungo, senza parlare. Il silenzio era rotto dalla voce dei gabbiani e dallo sciabordio del mare. Lei stringeva una conchiglia nella mano e ogni tanto la guardava e  sorrideva e i suoi occhi si illuminavano di una strana luce. Il capitano  quante cose avrebbe voluto dire a quella donna arrivata dal mare. Ma non sapeva cosa fare, sembrava tutto un sogno, lui che era  sempre stato solo.

Lei intanto  pensava tra sè “E se fosse solo un sogno” ,  ”Se alla mia prima parola tutto svanisse?” – Continuava a guardarlo come incantata da quella presenza .

Anche lui pensava tra sé:  ”E se le sfiorassi una mano?”- pensava.  Questo desiderio era così forte in lui e ne aveva bisogno. Quanti anni da solo, quanti  sogni mai esauditi. Prese coraggio, allungò una mano e  sfiorò quella della donna. Lei lo guardò e  quella luce negli occhi ritornò. Un sorriso illuminò il suo volto e, senza parlare, strinse quella mano e si tennero stretti mano nella mano come uniti da una forza antica, come se si conoscessero da sempre e come se fosse stata la cosa più spontanea di questo mondo

Il capitano  del faro non parlava, la guardava semplicemente, ma il suo cuore era pieno di felicità, i suoi occhi brillavano di una luce meravigliosa ed intensa. Quella mano che stringeva gli aveva donato un po’ di calore. Nella sua vita tumultuosa aveva girato il mondo, era stato in terre lontane, aveva alle spalle mesi e mesi di navigazioni, aveva girato tutti i mari della terra ma un giorno  decise di fermarsi e si ritirò in quest’isola meravigliosa. Aveva finalmente trovato un posto dove fermarsi. E quel faro era diventato la sua casa. Faceva il suo lavoro con passione ma era triste.

 

Gli mancava qualcosa per dare un senso alla sua vita e vedendo questa donna la sua tristezza era scomparsa. Si sentiva un altro. Guardava la donna, apparentemente serena, e da quando le aveva toccato la mano sentiva che in lei c’era qualcosa di profondo che l’attanagliava come una nave in tempesta e lui intuiva che la donna del mare avrebbe voluto liberarsi di quel carico così pesante.

Lei lo guardava, lo scrutava. C’era qualcosa di magico nel suo viso, nel suo sorriso. Qualcosa che donava pace. Questo strano incontro era troppo importante per lei. Sentiva nel suo cuore che lui l’ avrebbe ascoltata.

Ma fu lui che prese coraggio e le disse:”Sono giorni e giorni che aspetto. Mi siedo qui e guardo il mare, il mio unico amico sempre pronto ad ascoltare i miei pensieri ed i miei sogni. Non passa mai nessuno da queste parti, vedo solo navi in lontananza ed io le conduco in porti sicuri.” Entrambi guardarono l’orizzonte e notarono che il cielo cominciava a colorarsi di rosa. Una leggera brezza si era alzata e un profumo intenso si era impadronito dell’aria. Lui parlava del mare,  di quando era in burrasca e delle notti calme e bellissime. Delle sue giornate e della sua solitudine. Della sua vita vissuta in mare, di quello che aveva visto navigando per mesi e mesi e della voglia di fermarsi. E l’aveva trovato e un giorno in quel  posto era arrivata una donna, una bellissima donna uscita dal mare. Lei lo guardò, ed ecco nuovamente quel sorriso dolce e pieno di tenerezza. Come avrebbe voluto abbracciarla in quel momento.  Sentire il calore del suo corpo, sentire il profumo della sua pelle. Senza neanche accorgersene gli posò una mano sulla spalla e la strinse, ebbe paura, forse lei si sarebbe offesa, l’avrebbe scacciato. Lei, invece lo guardò profondamente negli occhi, gli sorrise e con la sua mano coprì la sua.

Ma chi era veramente quell’uomo . Come era arrivato a quel faro, era solo, oppure qualcuno l’aspettava chi sa dove, forse dall’alta parte del globo.  Tutte queste domande le continuavano a girare perla mente. Avrebbevoluto avere risposte, ma non chiese nulla. A volte non ci sono risposte ma sono quelle che più servono per tranquillizzare il cuore

Il sole stava tramontando, l’avrebbe persa, se ne sarebbe andata, lei sapeva che lui apparteneva ad altro che non poteva essere suo. Doveva fare qualcosa per non perderla, per farla restare. Ma lei stava lì, guardava il mare. Sul suo viso una leggera tristezza, come se, come il sole che se ne stava andando, anche la sua luce si stava spegnendo.  Ad un tratto lei si alzò e disse:”Dovrei  andare, si sta facendo buio. Qui è tutto così bello, c’è pace e tranquillità. Con te sono stata così bene, era tanto che non mi succedeva. Vorrei poter restare, le tue parole mi hanno portato in posti lontani, ho volato con la fantasia sopra gli oceani come un gabbiano. Grazie capitano del faro, ma tu avrai le tue cose da fare, qualcuno che ti sta aspettando ed io non c’entro nulla con te ora”.

No, non poteva lasciarla andare così. Sentiva che anche lei avrebbe voluto restare. Ma cosa fare?  Le avrebbe chiesto di rimanere, l’avrebbe ospitata per la notte nel suo faro. Avrebbero parlato e ammirato il mare.  Fece un bel respiro e disse:” Fermati qui, rimani con me, ti vorrei nel mio futuro”.  La guardò intensamente e lei rispose a quello sguardo. Nei suoi occhi ritornò quella luce. Lui le sfiorò il viso conla mano. Leinon si mosse. “Com’era calda quella mano” – pensò. Da quanto tempo non provava una sensazione così intensa. Un brivido le percorse il corpo.  Guardò con attenzione il viso di lui. Era un bell’uomo. Il viso di un uomo di mare, occhi profondi che rivelavano una grande solitudine. Gli avrebbe detto di si. Era sola anche lei. “Mi fermerò qui con te” – disse – “Mi racconterai ancora un po’ delle tue storie ed io tornerò a volare con la fantasia”.

Salirono in cima al faro. Com’era bello lassù, vicino al cielo. Sotto di loro il mare respirava lentamente e le prime stelle cominciavano a fare capolino in mezzo al blu. Come era bello il cielo, il gran carro spiccava ora  nel cielo  in tutta la sua imponenza e li in basso una piccola stella di nome 23 faceva  capolino .

L’aria era fresca e profumata. Il  capitano del faro andò ad accendere la grande lampada ed un fascio di luce investìla donna. Strinsegli occhi e si girò verso il mare. Il raggio illuminava l’orizzonte, pronto ad avvertire i marinai. Era come incantata da quella luce e non si accorse che lui era dietro di lei. Sentì il suo respiro e sentì le sue mani che l’abbracciavano da dietro in una stratta intensa e meravigliosa. Rimase immobile e lasciò che quelle mani l’accarezzassero.  Il suo cuore batteva forte e lentamente si appoggiò al suo petto e lui l’abbracciò. Rimasero in silenzio.  Avrebbe voluto fermare il tempo. Oh si quanto avrebbe voluto fermare il tempo in quel preciso momento, una lacrima le scese sul viso e lui le chiese “ “ stai bene ?” – “ si” rispose lei “ è che vorrei fermare il tempo, riesci a fermarlo tu per me ? “ . Lui la strinse tra le sue braccia e le disse :” non posso fermare il tempo ma posso fare in modo che questi momenti ci siano sempre, farò di tutto per renderti felice sempre “

 

Lei adesso era lì, insieme a quell’uomo ed era felice, finalmente si sentiva in pace. Si girò verso di lui, i suoi occhi la guardavano con dolcezza. Gli sussurrò: – ” Mi stai regalando un sogno” – e gli sorrise. Lui le prese il viso fra le mani e si avvicinò. Sentì il calore delle sue labbra sulle sue e rispose a quel bacio.  Poi appoggiò il viso sulla sua spalla e rimasero così a lungo, ognuno perso nei propri pensieri.  La sua mente era inebriata,  Quelle sensazioni così intense la spaventavano, non aveva mai provato nulla del genere nella sua vita. Fra le sue braccia si sentiva al sicuro, protetta. Sentiva il suo cuore battere e un calore salire. Quell’uomo le aveva riaperto il cuore, l’aveva fatta sentire viva. Era felice e non voleva pensare ad altro in quel momento, solo a loro due, in quel posto magico.

Lui le baciò la fronte in modo così delicato che sembrava che volesse imprimere il suo amore li su di lei. Lei non aveva mai desiderato così tanto baciare qualcuno, ma quel bacio sulla fronte le aveva impresso  la meraviglia dell’attesa di un bacio. Guardava il suo viso, i suoi occhi chiusi. Era lì con lei, il suo capitano.

I suoi sogni avevano preso corpo. Non chiedeva altro, era felice così.  Lui la stringeva a sé come se fosse una cosa sua, un regalo che il destino gli aveva donato. In quel momento non voleva pensare al domani. “Guarda” -  disse, indicando il cielo -  “guarda quante stelle”. Lei alzò il viso e allungò una mano. “Potrei toccarle tanto sono vicine, guarda quella è la 23 la mia piccola stella, piccola e discreta, l’ho scelta una notte, una delle tante in cui mi sentivo sola. Se vorrai da oggi sarà nostra” – disse -  “Da quassù sembra di essere padroni dell’intero universo, è così bello. Non ero mai salita su un faro, è bellissimo, sei fortunato ad avere tutto questo per te, vorrei tornare qui un giorno quando avrò 70 anni e trovarti ancora”.

“Si, quando ho visto questo faro abbandonato ho deciso che sarebbe stato il mio rifugio. Ho vissuto tanti anni sul mare e non potevo allontanarmi da lui. Sono sempre stato solo. Le mie giornate le passo a passeggiare lungo il mare, a sistemare questo vecchio faro, a tenere la lampada sempre in efficienza”. Lei alzò gli occhi verso il fascio di luce che girava e ad ogni passaggio  lei chiudeva gli occhi. Lui sorrise nel vederla. – E’ come una ragazzina – pensava e, a quel pensiero, la strinse di più. “Che c’è” – disse lei guardandolo. “Mi sto perdendo nei tuoi occhi e quella luce nei tuoi occhi che si accende come quella del faro…mi fa tenerezza, ecco perché ti stringo”. A quelle parole lei chiuse gli occhi e cercò le sue labbra. Fu un bacio dolce e intenso, sotto la musica di Celine Dion accompagnava le onde del mare.

Si erano incontrati per caso ed ora erano lì, in quell’ angolo di mondo,  cercando di rubare un po’ di felicità l’uno dall’altra.

“Ti ho rubata al mare” – disse lui sussurrando – “i  tuoi occhi ed il tuo sorriso hanno qualcosa di magico e ti prego, dimmi che non sto sognando” Lei appoggio il dito indice sulle labbra e disse – “Sssssss, sogno o realtà non fa nulla. Adesso siamo qui, tu ed io, i nostri sogni e i nostri desideri si sono incontrati, non chiediamoci nulla, viviamo questo momento”. Già, sogno o realtà. Ognuno dei due forse se lo stava chiedendo. Lei, innamorata del suo mare, sognava una favola, sognava di poter ancora una volta provare un sentimento forte. In quel momento i loro sogni  si erano incontrati..

La prima luce del mattino illuminavala stanza. L’aria era fresca e il grido dei gabbiani arrivò alle sue orecchie.  Aprì piano gli occhi e cominciò a guardarsi intorno. La stanza era molto ordinata. Mobili in legno scuro.  Alle pareti quadri con navi, cartine topografiche, paesaggi marini, fari. Un cannocchiale appoggiato alla finestra.  Lentamente si alzò a sedere sul letto, girò il viso e lo vide. Dormiva ancora profondamente, il suo respiro leggero, il viso disteso. “E’ proprio un bell’uomo” – pensò e sorrise a quel pensiero .Si stese sul suo petto per ascoltare ancora una volta il battito del suo cuore, come era bello stare così tra le sue braccia. Rimase a guardarlo a lungo mentre la sua mente la riportò ai momenti meravigliosi di quella notte, una notte che sembrava fosse durata anni tanto ne era stata l’intensità. Aveva amato, intensamente, provando sensazioni che  mai aveva provato e improvvisamente un brivido le percorse il corpo. Si sentiva finalmente bene, serena.  Tutto era successo così all’improvviso, come il mare che lentamente accarezza la riva, onda dopo onda e ad un tratto, come risvegliato da quel torpore, aumenta il suo ritmo, si fa più potente. Nulla lo ferma ormai. Le sue onde si abbattono sulla spiaggia con forza, fanno sentire la loro potenza. Così era successo a lei. E ora, passato l’uragano che aveva pervaso il suo spirito , era lì che guardava quell’uomo. “Non so nemmeno il suo nome, ma che importa” disse fra sé “il mio capitano , ecco come lo chiamerò, per me sarà sempre il mio capitano”.

Si alzò dal letto e raggiunsela finestra.  Ilmare era calmo e il cielo si stava colorando di rosa. Com’era immenso visto da lassù. Una leggera brezza arrivava al suo viso come una dolce carezza e quel profumo del mare la inebriava. “Come vorrei fermare il tempo per un attimo” pensò e di colpo la pervasela tristezza. Certo, sarebbe stato bello poter fermare il tempo e cancellare ogni ricordo. Rimanere lì, in quell’angolo di mondo, con accanto un uomo dolcissimo, amare ed essere amata sempre dal suo capitano. Tutti questi pensieri le giravano perla mente. Avevapaura, tanta,  sapeva che tutto stava per finire,che le favole non esistono e che i momenti magici sono solo sogni fugaci rubati alla notte, come avrebbe voluto fermare il tempo, ma il tempo scorre inesorabile e non si arresta.

Cercando di non far rumore, cercò il suo pareo, lo prese, guardò l’uomo dormire e uscì dalla stanza. Scese le scale e si ritrovò sulla spiaggia. La sabbia sotto i suoi piedi era fresca. Si tolse il pareo e lentamente entrò in acqua. Che potere aveva il mare su di lei, riusciva a distendere la sua mente e a cancellare ogni pensiero. Si lasciò cullare dalle onde come fa il gabbiano quando è stanco di volare. Lentamente raggiunse la riva, l’aria era ancora fresca e si coprì. Passeggiò lungo la spiaggia guardando l’orizzonte, poi vide un sassolino, aveva la forma di un piccolo cuore, lo raccolse e lo strinse fra le mani .

Ritornò al faro, salì le scale ed entrò nella camera. Si avvicinò al letto , lui  dormiva ancora. Chi sa dove era con il pensiero, chi sa se lui pensava a lei o a qualche altro amore, chi sa se anche per lui quelle sensazioni erano state così importanti, chi sa se anche lui era così innamorato di lei.

Lo guardò a lungo, voleva imprimere nella sua mente il suo viso, il suo respiro, i suoi occhi, il suo profumo. Aprì la mano e vide il sassolino a forma di cuore. L’appoggiò vicino a lui in un piccolo scrigno che aveva sul comodino, poi avvicinò le labbra alle sue, erano calde e morbide, chiuse un attimo gli occhi e gli sussurrò “Grazie di avermi regalato un sogno, non ti dimenticherò mai mio capitano, sarai sempre nel mio cuore”.  Si rialzò, lo guardò ancora un attimo e…

 

lui si svegliò,  senza guardarla negli occhi le disse sommessamente che aveva bisogno di stare solo, lui sempre solitario, aveva vissuto una favola, ma era solo una favola, solo un sogno, lei era arrivata come un asteroide nella sua vita ma quando un asteroide e un meteorite si incontrano provocano incidenti planetari e gli incidenti fanno solo male. Lui aveva provato un bel sentimento per lei, ma ora era finito. Lei gli chiese di dirglielo guardandola negli occhi e di abbracciarla per l’ultima volta. Lui, sempre a capo sommesso non rispose più nulla e si voltò dall’altra parte.

La donna del mare prese le  sue cose, lo guardò per l’ultima volta con le lacrime agli occhi e sparì ….in cuor suo quell ‘uomo sarebbe sempre rimasto il suo capitano, non lo avrebbe mai dimenticato, l’amore che  provava era immenso al pari della delusione…si sarebbe aspettata almeno che la guardasse negli occhi l’ultima volta e che le dicesse la verità, si sarebbe aspettata almeno un ultimo gesto d’amore. Andò via con il cuore pieno di tristezza e in fondo la speranza che almeno un po’ lui ogni tanto la pensasse…..riflettendo a ciò che stava lasciando andar via…..scendendo le scale del faro, alzava ogni tanto gli occhi, sperava  fino all’ultimo che lui le corresse incontro…ma c’era solo silenzio….uscì e andò sulla spiaggia….avrebbe affidato al mare la sua tristezza……

 

…..la donna del mare era rimasta un bel po’ sulla battigia , piedi nudi sulla sabbia con lo sguardo rivolto al faro, sperava di vedere da un momento all’altro il capitano del faro uscire dal piccolo uscio in legno sgangherato, andarle incontro e silenziosamente baciarla..erano passate sole e stelle più di una volta e ancora e ancora e il mare accompagnava i suoi pensieri e i suoi sogni con il suo lento movimento.

Ma all’ennesima luna passata ad aspettare , la donna del mare con le lacrime agli occhi capì che lui, il suo capitano del faro, non sarebbe mai uscito da quell’uscio, non le sarebbe mai andato incontro perché altrove era il suo pensiero, lei era stata una parentesi nella noia delle sue solite giornate solitarie. La donna del mare non riusciva ad essere arrabbiata con lui, lui le aveva donato una favola meravigliosa e l’aveva fatta sentire per la prima volta nella sua vita viva e queste sensazioni prevalevano sulla rabbia. Era delusa ed amareggiata perché  aveva creduto che fosse stata una favola per entrambi ed invece si era sbagliata. Ah quanto ci aveva creduto…aveva creduto che lei avesse potuto rappresentare per lui la luce di quel faro….ed invece si era sbagliata lui non aveva bisogno di lei….altrove era la sua luce. Si era illusa, ma lui era stato bravo a farle credere di essere unica, speciale, insostituibile, lui le aveva chiesto di restare al suo fianco e di non lasciarlo anche quando lei tra mille pensieri voleva andare via….ah quanto è amaro il destino !!!!  Non pensava male di lui, l’amore che provava era immenso e questo prevaleva su tutto, il suo era un amore vero, incondizionato, gratuito, intenso che dà senza aspettarsi nulla in cambio perché è così bello poter donare tutta se stessa solo per amore. Le dispiaceva solo che lui non si fosse sforzato minimamente di alleviare il suo dolore, poteva trovare mille modi per farla soffrire meno, bastava semplicemente che da persone mature ne avessero parlato.

Prese le sue cose dalla sabbia, si alzò, guardò il mare , guardò di nuovo il faro….lui non le aveva neanche spiegato il perché, non le aveva dato risposte, un motivo su cui riflettere, l’aveva allontanata e basta senza parole, senza saluti, senza un addio come se fosse stata una conchiglia tra tante sulla spiaggia che si prende, si guarda e poi si getta perché altre più belle si vedono davanti. Sapeva che  ogni tanto lui l’avrebbe pensata, ma non la aiutava a stare meglio, lui l’aveva scacciata nel peggior modo possibile, peggio di come si può scacciare una mosca fastidiosa. Ma lei non lo avrebbe mai dimenticato, ciò che le aveva fatto provare era unico e forse mai più lo avrebbe provato, una favola troppo bella per poterla dimenticare, ma sapeva che non poteva restare lì in eterno. Avrebbe portato per sempre il suo capitano nel cuore ma ora era arrivato il momento di andar via…….lui se avesse voluto, se volesse ancora..poteva ancora andarle incontro…. Era il suo sogno…ma i sogni si affidano alle stelle e restano in cielo.

Si guardò intorno, prese un sassolino da terra, un altro a forma di cuore, lo strinse tra le mani, lo avvicinò alla bocca e gli dette un bacio tenero e poi, guardando il faro lo gettò in mare “ addio mio capitano” disse “ grazie per la favola, sarai sempre nel mio cuore, ti amo immensamente ancora ed ancora ed ancora “. Guardò il faro, poi con le lacrime agli occhi  mise lo zaino in spalla e si girò….a destra il mare , a sinistra le montagne e davanti una lunghissima spiaggia deserta, senza fari, senza luci, senza ripari……si incamminò, si girò una volta e guardò ancora il faro, poi con la tristezza nel cuore si incamminò per la sua strada….si stava facendo buio, lei continuò ad andare fissando la sua stella e con nel cuore il suo capitano.

 

Il capitano del faro intanto la guardava dalla sua stanza, in penombra e in silenzio, ogni tanto le rivolgeva lo sguardo in quel periodo in cui era stata lì sulla spiaggia e si chiedeva come potesse stare li ancora nonostante lui si fosse comportato così duramente e questa cosa lo infastidiva, lui glielo aveva fatto capire, perché lei non lo aveva inteso ? lui era il capitano del faro, non poteva legarsi a una sola persona, lui doveva accogliere i vari viandanti, essere gentile con tutti come lo era stato con lei, lui era così con tutti faceva parte del suo carattere, del suo ruolo, del suo personaggio, del suo lavoro…non voleva farle del male era lei che avrebbe dovuto capire, caspita era lei che se ne doveva accorgere, era lei che si era fatta del male da sola credendo alle sue parole, d’altronde lui non aveva fatto nulla di concreto se non parlare.  Anche lui era stato bene con lei ed era stato vero in quel momento, l’aveva amata veramente per un po’, ma lei avrebbe dovuto capire che quella era solo una parentesi, che lui non poteva darle di più perché lui è il capitano del faro, quello che accoglie tutti quelli che arrivano o che sono attirati dal suo faro. La guardava mentre  lei andava via, la osservò mentre gettò in mare il sasso e guardò quello che le aveva donato…..avrebbe gettato anche quello…era inutile circondarsi di cimeli passati. La guardò andar via e tra di se disse “ finalmente è andata, meglio così d’altronde non poteva proprio andare, mi spiace abbia pensato che io sia un bastardo, prima o poi si rassegnerà d’altronde io cosa potevo fare per farla soffrire di meno, ma ti penserò donna del mare, ti ho lasciato andare via, ti ho eliminato dalla mia vita , ti ho scacciato come una mosca fastidiosa ma ti penserò di tanto in tanto “, e guardando il mare girò la luce e suonò la sirena a una nave in lontananza venuta sicuramente da oltre oceano……

Diana Mastrilli

 

 

 

 

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